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INTERVISTA A MAURO PANIGO, da Really News. Le Buone Notizie

INTERVISTA A MAURO PANIGO, da Really News. Le Buone Notizie

A cura di Daniele Anselmi, 03.09.22

Conosciamo oggi Mauro Panigo, cross-artist, architetto, paesaggista e fondatore di Contemporary Urban. Shaping the Unconventional.

Un professionista per cui il suo lavoro, la sua attività e la sua ricerca non si sono fermate qui, ma comprendono il linguaggio delle arti a tutto tondo, esperienze di scrittura creativa per la poesia e il teatro, di cantautore, o come meglio definisce lui di ‘cantattore’, oggi anche speaker radiofonico e autore di nuovi format per il mondo della comunicazione audiovisiva.

 

Partiamo dal principio, quale è la sua storia e come si è avvicinato a questa forma di “contaminazione creativa”?

Come architetto mi sono sempre occupato di paesaggio e di cercare di trasformare luoghi difficili e territori delicati in qualcosa di nuovo, dando loro una nuova identità urbana e sociale contemporanea, legata alle nuove esigenze della collettività.

Il mio modo di operare di architetto e paesaggista è stato quello di lavorare in team multidisciplinari assieme ad altri colleghi architetti, a pianificatori, urbanisti, naturalisti, agronomi, ecologi, agli ingegneri delle scienze del territorio e dell’ambiente.

Dopo 30 anni di lavoro del mondo specifico del paesaggismo, nel 2016, consapevole che stiamo attraversando una nuova epoca dell’abitare e del lavorare, ho fondato Contemporary Urban | Shaping the Unconventional (www.contemporaryurban.it).

Contemporary Urban è un innovativo laboratorio creativo per la progettazione integrata del territorio e il paesaggio, dell’architettura e il design, delle nuove tecnologie, dei nuovi linguaggi dei media, delle arti e della comunicazione.

La svolta professionale e personale è stata l’ideazione di una piattaforma trans-disciplinare di esperti e nuovi talenti per i quali Contemporary Urban si connota come network professionale che offre servizi tailor-made di alta qualità.

Il passo dal mondo dell’architettura, del design, del paesaggio e dell’ambiente, ai linguaggi della comunicazione e delle arti è stato molto breve.

La passione personale per la scrittura creativa, per la musica e il teatro hanno fatto tutto il resto.

Oggi qualsiasi nostro progetto paesaggistico o architettonico, viene implementato in modo naturale da questa visione multiculturale e transdisciplinare di cui la società contemporanea e le comunità urbane sono i primi utenti: appunto una contaminazione creativa che cerca di offrire al pubblico e al privato visione innovativa, respiro contemporaneo proiettato al futuro, capacità di networking, esperienza internazionale e singolarità.

Insomma essere protagonisti dei trend e accompagnare i propri interlocutori verso quelle tendenze che generano il cambiamento, inteso come vero e proprio momento elettivo capace di favorire opportunità relazionali di valore.

 

I suoi progetti sono sempre incentrati sui temi del paesaggio, dell’ambiente, dell’economia circolare e del riuso.  Oggi tutti parlano di  transizione ecologica  cosa ne pensa e perché è così importante?

Dopo oltre 250 anni di era industriale in cui abbiamo fatto di tutto contro il pianeta, forse abbiamo finalmente capito che il mondo ha un limite di produzione di materie e non possiamo continuare a consumarle così. Per questo oggi siamo in una fase di transizione, quella che chiamiamo transizione ecologica.

In questo senso siamo impegnati a rintracciare nuove soluzioni per portare il mondo dell’industria e delle città a guardare ad un futuro più sostenibile, ma anche più salubre. Quella che viviamo è una fase di transizione proprio perché stiamo attraversando un momento di cambiamento. Dipendere da risorse non rinnovabili impone una politica energetica diversa che non ci imponga una dipendenza dal petrolio.

Ci sono molti interventi fatte sulle città per ridurre l’inquinamento, come ridurre il traffico o ridurre l’inquinamento delle caldaie, azioni che vanno nella direzione giusta; credo tuttavia che ora dovremmo cercare di vedere la soluzione anche da un altro punto di vista: vedere gli ambienti urbani e le città  come un’opportunità, non solo come un problema. Ossia anziché buttare via e sprecare, dovremmo recuperare, riciclare, utlizzare le materie prime usate a fine ciclo per reinserirle nel nuovo ciclo delle costruzioni oggetto di trasformazione. La città così da problema ambientale diverebbe risorsa, recuperando una parte delle risorse primarie di cui abbiamo bisogno.

Dobbiamo correre perché siamo in ritardo ma senza bruciare le tappe, perché dobbiamo dotarci di strumenti culturali utili a gestire questo delicato processo. Il tema della sostenibilità ambientale, parola spesso usata e abusata, va al di là della pura tecnologia e ingegneria. Il tema della transizione ecologica è legata anche a quella del cambiamento culturale, ossia alla visione, alla proiezione, che ciascuno di noi ha sul mondo, cambiamento da attuare dando voce alle comunità e in particolare ai giovani che sono il futuro del pianeta.

 

 

Arte e natura, come arte e attualità, sono strettamente collegate. In un periodo difficile dal lato dell’emergenza climatica, cosa può fare chi si occupa di linguaggi artistici e di comunicazione per intervenire?

I miei progetti di paesaggio, così come le mie poesie e i testi per il teatro, nascono spesso come una sorta di battaglie simboliche per l’ambiente, per i diritti civili e umanitari.

Tutte le forme d’arte hanno sempre avuto un ruolo chiave durante le fasi di cambiamento storico. In definitiva, l’arte più in generale, la musica nello specifico, aggiungono sempre qualcosa di più.

Anche quando un autore di teatro o un musicista non scrive un determinato tema sociale, è importante che si interessi agli argomenti centrali della società civile, dell’ambiente, dei diritti, della salute pubblica, cioè che partecipi quando è il caso.

 

Se parliamo di linguaggi creativi e di comunicazione artistica in generale, dobbiamo avere il coraggio di dichiararci, di non nasconderci. Capisco che sia difficile, ma la musica come l’arte tutta viene generata dalle relazioni, dai conflitti, dai linguaggi e deve poter riflettere gli scenari complessi della nostra società contemporanea. Ciò che il linguaggio dell’arte può fare è mettersi a disposizione di quella che è la mobilitazione e questa riguarda indistintamente tutti quelli che vivono su questo pianeta: la consapevolezza del suo stato di salute, prendersi cura dell’ambiente e delle popoli, tutti, che lo abitano.

 

 

In una società complessa come quella odierna, è ancora importante e in che forma i linguaggi dell’arte possono trasmettere messaggi o contenuti valoriali?

Arte, natura e società sono indissolubilmente legate: la musica e l’arte in generale riescono a creare un legame invisibile ma fortissimo tra le persone, capace di sostenere la comunità e le popolazioni soprattutto nelle fase difficili e complesse, dare loro consapevolezza, coraggio, proiezioni e visioni per un nuovo futuro.

Credo che l’arte debba poter essere un aggregatore, la forza di incoraggiamento di un’azione collettiva. In questo senso i linguaggi audio-visivi, musicali e artistici dovrebbero sempre più sperimentare nuove forme per riuscire a supportare tematiche come quella dell’ambiente e delle ingiustizie sociali. Bisogna coinvolgere attivamente il mondo giovanile a prendere posizione, lasciando spazio a linguaggi innovativi e a chi rappresenta un tassello evolutivo nel mondo dell’arte.

 

Negli ultimi anni ha sceneggiato e diretto spettacoli musicali per il teatro e più recentemente si parla di nuovi format per il mondo della tv e della radio a sua firma. Anche queste attività si inquadrano nella sua ricerca multiculturale o sono una nuova sfida personale e artistica?

Direi l’uno e l’altro.

Di fatto gli spettacoli musicali per il teatro sono l’ideale proiezione del mio mondo musicale e cantautorale. I miei recital e gli spettacoli musicali a teatro sono tutti charity show scritti e messi in scena da una mia piccola arts & social community ‘Fai Volare’, che dal 2016 sostiene associazioni e istituzioni i cui obiettivi sono a favore dei diritti umanitari, civili, ambientali e della salute di tutti: dalla ricerca di fondi a sostegno a favore dei Butterfly Children, bambini e ragazzi affetti da una rara malattia genetica; al sostegno per il diritto all’infanzia a favore di bambini orfani che vivono in condizioni di guerra; sino alla sensibilizzazione per la tutela dell’ambiente e del pianeta o per i diritti civili delle comunità Lgbtq+ in Italia e in quei paesi dove ancora l’omo-bi-transessualità sono considerati reati perseguibili con la carcerazione, se non sino alla pena di morte.

Molto recentemente ho intrapreso un percorso come autore di nuovi format per il mondo della tv e della radio. Sono canali molto importanti per veicolare le attività creative, l’arte, la musica e lo spettacolo in genere, ma anche le attività di impegno sociale ed umanitario.

Nello specifico oggi posso essere seguito su una radio web milanese, piccola ma virtuosa, Silver Music Radio, dove ho condotto la prima fortunata stagione di un nuovo programma ‘La Verità ti fa Male’ di cui sono anche autore.

Quello della radio è per me un linguaggio nuovo, veloce, sintetico.

Mi sono divertito e messo in gioco a imparare la fluidità, la velocità e il ritmo di una radio giovane.

La Verità ti fa Male è un nuovo format radiofonico, che potremmo inquadrare come talk musicale di approfondimento culturale sul costume, la contemporanea urbana e i trend sociali.

In dodici puntate ho incontrato 30 ospiti, con interviste e dialoghi senza veli alla scoperta di verità scomode, mai dette, che hanno fatto male appunto, ma che posso essere utili a riflettere assieme gli ascoltatori accompagnandoli lungo in ‘percorsi di musica in parole che fanno bene’.

Ho avuto il piacere di avere dialoghi davvero inediti  e curiosi con attori noti e personaggi pubblici del costume, della cultura, dello spettacolo, della radio e della tv tra cui Lella Costa, Cinzia Leone, Pino Strabioli e tanti altri; personalità colte della musica come Giovanni Nuti, Max Casacci dei Subsonica, il famoso paroliere e pittore Cheope Alfredo Rapetti Mogol, la giornalista Eliana Liotta, l’editore Francesco Vivacqua; ho infine avuto il piacere di dare voce a donne e uomini che hanno raccontato verità importanti che ci hanno fatto riflettere, discutere e divertire. Dopo questo successo il programma ritornerà su Silver Music Radio da fine settembre prossimo nella stessa formula vincente, ma anche con qualche novità. Giovedì 29 settembre si terrà la prima puntata della seconda stagione di lancio del programma.

 

Nella sua carriera ha ricevuto importanti premi nazionali e internazionali per l’architettura del paesaggio per opere di cui è stato tra i collaboratori leader come Piazza Gae Aulenti o la Riqualificazione dell’ex Alfa Romeo che oggi ospita il Parco pubblico del Portello, entrambi nella sua città che è Milano, oppure per l’ideazione del Miglio artistico per Eni a Viggiano in Basilicata. Infine, per le sua creatività e le sue opere solidali è stato insignito nel 2017 della prestigiosa Stella al Merito Sociale.  Quali ricadute in termini di responsabilità civile e professionale assumono per lei questi importanti riconoscimenti?

Devo ammettere che ancora oggi, dopo quasi 5 anni, aver ricevuto il riconoscimento internazionale di Stella Merito Sociale, sapendo che il Maestro Pupi Avati presiedeva la giuria dell’International Social Commitment Awards, mi inorgoglisce e mi riempie di gratitudine.

A riguardo sento personalmente una responsabilità professionale di natura etica che è fortemente collegata alla mia ricerca interdisciplinare e creativa, che potrei riassumere in poche parole nel continuare a cercare di rendere compatibili paesaggi e ambiente con il contesto solidale e la contemporaneità urbana.

In sintesi direi che una mia urgenza resta quella di promuovere il concetto di solidarietà sviluppando il sostegno e la crescita personale e collettiva attraverso i linguaggi dell’architettura, del paesaggio e dell’arte sociale.

Un ulteriore passo in questa direzione è quello de ‘Il Circolo del Paesaggio’, comunità recentemente nata nell’ambito della casa di Contemporary Urban. Si tratta di incubatore di idee per paesaggi innovativi e sostenibili nello spirito del capability approach per sviluppare relazioni, identità, economia, benessere, One Health.

Un laboratorio creativo per generare iniziative e azioni concrete con e per la comunità: a ogni iniziativa culturale sarà legato un segno concreto  di concerta ricaduta ambientale.

Laddove il territorio non consentirà di piantare un albero, si farà una semina nel cuore degli utenti, il pubblico presente, ossia gli abitanti del luogo, offrendo loro e coinvolgendo loro in performance d’arte per costruire la nuova identità di quel dato luogo – la loro nuova casa, il loro nuovo quartiere, nuovi modelli sociali e urbanistici per le città del futuro.

 

INTERVISTA A MAURO PANIGO

di Daniele Anselmi per Really News

Milano, 03.09.22

 

Mauro Panigo special guest al Design Week in Ciudad de Mexico

 

 

 

LINK AL MAGAZINE REALLY NEWS:

https://www.reallynews.it/single-post/intervista-a-mauro-panigo

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